La pieve di Santa Felicita a Larciano, in val di Faltona è citata per la prima volta in un documento del 1016, ed in seguito la troviamo registrata in altri documenti nel corso dello stesso XI secolo. Nel XIV secolo vi fu canonico anche il beato Neri Corsini, fratello del più noto Sant’Andrea, del quale fu anche successore nella veste di vescovo di Fiesole. Nel 1489 fu pievano Ubaldo degli Ubaldini, ad opera del quale furono realizzati interventi di restauro all’edificio che versava in non buone condizioni. Nel 1647 il pievano Pietro Querci costruì, in corrispondenza della testata della navata sinistra, di una cappella a pianta quadrangolare dedicata alla Madonna del Rosario. Nel 1897 e nel 1907 la pieve fu interessata da ulteriori lavori di ripristino e restauro, che le hanno sostanzialmente conferito l’aspetto attuale. Inoltre, nel 1912-1914,  fu eretto il campanile a torre, in forme chiaramente neomedevali.

La chiesa, che si trova lungo il percorso della strada Faentina, si presenta con una facciata a quattro spioventi ed unico portale lunettato. Sul suo lato sinistro  sorge il semplice oratorio della compagnia dell’Annunziata, sul cui fianco si vede un edificio preceduto da un loggiato con colonne, probabilmente tratte dall’antico porticato della chiesa. L’elemento architettonico più significativo dell’esterno della pieve è rappresentato dalla decorazione dell’abside: sotto una cornice superiore ad archetti pensili, si apre una serie di fornici (alcuni di restauro), mentre due lesene scendono fino al basamento dell’abside.

L’interno presenta una pianta basilicale a tre navate divise da pilastri quadrangolari, mentre un’abside semicircolare conclude la tribuna.

Malgrado i restauri di gusto purista, le linee architettoniche della chiesa risalgono chiaramente al periodo medievale, di cui rappresenta, nel complesso, uno degli esempi meglio conservati nel contado fiorentino. La sua datazione può essere collocata intorno alla metà del XII secolo. L’essenzialità e la purezza delle linee architettoniche, l’assenza di elementi decorativi plastici, la copertura a travi lignee farebbero pensare al prodotto della cultura locale, mentre l’articolazione della massa muraria dell’abside orienterebbe  piuttosto verso maestranze di origine padana.

Del ricco patrimonio d’arte di cui la pieve era dotata rimane ben poco sul posto: particolarmente interessante è un piccolo capitello cubico, murato in un ambiente annesso alla chiesa, di età altomedievale, forse i secoli VIII-IX. Si tratta probabilmente dell’unico resto di una struttura (un ciborio?) appartenente alla pieve preromanica, preesistente a quella attuale.

L’arredo più importante  della chiesa è lo splendido fonte battesimale ad intarsio lapideo (marmo bianco e verde di Prato), risalente al 1157. Tra le opere più rilevanti del cosiddetto romanico fiorentino, è costituito da una vasca con tre formelle risalenti al 1157 (data ora scomparsa), e decorate con finissimi motivi geometrici. La sua perfetta e logica astrazione geometrica esprime, con un linguaggio alto e raffinato, quasi un pensiero astratto che prende forma, ne fa un’opera di grande significato, anche da un punto di vista dei sui significati simbolici.

Tra gli altri arredi ancora presenti all’interno della pieve, si segnalano una bella acquasantiera marmorea, di elegante fattura cinquecentesca; sulla parete di fondo della navata destra si riconoscono ancora i resti di un affresco che sembra riprodurre l’immagine della SS. Annunziata conservata nell’omonimo santuario fiorentino.

Mentre nel catino absidale si vede dipinto il Redentore tra due angeli, opera eclettica di A. Bastianini (1875-1938), la pieve è arricchita anche dalle opere plastiche che Mario Bini eseguì su committenza del pievano don Ferdinando Mei nel 1936. L’allora giovanissimo artista e docente borghigiano esprime con diversi accenti una qualità espressiva di primo livello nel monumentale Crocifisso bronzeo e nella raffinata serie della Via Crucis, in pietra artificiale.

Spostandoci nell’adiacente oratorio della compagnia della SS. Annunziata, si nota il monumentale altare seicentesco, mentre, sulla parete destra, appare una nicchia centinata con una ricca cornice a festone vegetale policroma. All’interno si trovava una scultura in terracotta raffigurante la Madonna col Bambino (recentemente trasferita nella vicina chiesa di San Donato a Polcanto). La statua è copia dell’originale che, assieme alla cornice, si trovava sulla facciata esterna della cappella, da dove fu rimossa per essere consegnata al Museo Nazionale del Bargello, ove si trova tutt’ora. La cornice, originale, e la statua  del Bargello sono da collegarecon la bottega di Benedetto e Santi Buglioni intorno al secondo decennio dei XVI secolo.