L’oratorio borghigiano del SS. Crocifisso è legato al culto plurisecolare dell’immagine lignea del Cristo crocifisso, la cui origine è narrata in un’antica tradizione: nell’anno santo del 1400, un gruppo pellegrini tedeschi sarebbe stato sorpreso dalla peste proprio durante il passaggio da Borgo.

Dispersi o uccisi dal morbo, i pellegrini lasciarono ai borghigiani l’immagine sacra che avevano condotto fino a qui come loro vessillo. Dal quel momento, al Crocifisso la popolazione borghigiana (e non solo) ha attribuito, nel corso dei secoli, miracoli e grazie, circostanza che ne ha incrementato e radicato il culto.

Senza volere negare un qualche fondamento alla tradizione, è probabile che l’origine del culto del Crocifisso sia da mettere in relazione con la presenza a Borgo di una confraternita laicale di Battuti e dei frati francescani, insediati dal XIII secolo nell’attiguo convento di S. Francesco. Non è improbabile che presso la chiesa dei frati si trovasse, sullo scorcio del XIV secolo, una confraternita di Battuti (i cui membri, cioè, erano dediti all’autoflagellazione in segno di penitenza), intitolata al Corpus Domini, presso la quale si trovasse una immagine lignea del Cristo Crocifisso, la quale sia divenuta, proprio in occasione di qualche evento calamitoso (la pestilenza del 1404?) oggetto della devozione dei fedeli.

Quello che sappiamo con certezza è che, fin dall’origine, il Crocifisso è stato custodito dalla Confraternita del Corpus Domini, detta poi “Compagnia de’ Neri” che aveva il proprio oratorio esattamente dove oggi sorge l’attuale chiesa. 

Col passare del tempo, il culto del SS. Crocifisso era divenuto sempre più radicato e diffuso nei mugellani, al punto che si decise di procedere alla costruzione di un nuovo, più ampio, oratorio. I lavori della nuova, grande chiesa, il cui progetto fu affidato all’architetto fiorentino Girolamo Ticciati, iniziati nel 1710 e si conclusero con la solenne inaugurazione del 22 luglio 1743, ultima domenica del mese, giorno nel quale ancora oggi si celebra la festa annuale. Nella nicchia al centro dell’altare maggiore, fu collocata l’immagine del SS. Crocifisso che, nascosta alla vista da una tela dipinta, veniva mostrata alla devozione dei fedeli solo in alcune, solenni occasioni. La realizzazione del grande edificio aveva comportato anche la distruzione dell’antico oratorio e, pertanto, reso necessario edificarne uno nuovo destinato alle riunioni dei confratelli della Compagnia del Corpus Domini. Questo venne realizzato lungo il fianco sinistro della nuova chiesa e fu, più tardi, decorato dal pittore borghigiano Niccolò Lapi con una “Gloria di S. Lorenzo Martire” (opera distrutta nel sisma del 1919). Inoltre, si decise di salvare la “leggibilità” del luogo ove per secoli si era custodita la sacra immagine, riconoscibile ancora oggi nel piccolo vano quadrangolare posto alla sinistra del loggiato.

Il disastroso terremoto del 29 giugno 1919 causò gravissimi danni alla chiesa ed al piccolo oratorio adiacente: i successivi restauri comportarono la ricostruzione di buona parte dell’edificio, secondo un progetto dalle linee neosettecentesche che non fu mai condotto a termine, affidato all’architetto fiorentino Enrico Lusini. Il tempio rinnovato, praticamente corrispondente a quello attuale (ad esclusione del rivestimento a intonaco dell’esterno compiuto soltanto alcuni anni fa), fu inaugurato nel 1927, e ricalca sostanzialmente quello settecentesco. La chiesa odierna, oltre a presentare linee architettoniche analoghe a quelle della fabbrica precedente, ne conserva anche parti significative quali il presbiterio, con l’elegante balaustra marmorea tardosettecentesca (1795) e la grandiosa macchina dell’altare maggiore. L’interno, articolato e dotato di membrature architettoniche di un misurato gusto classicheggiante, è sormontato dal grande vano della cupola (racchiusa in un tiburio ottagonale) e due monumentali altari laterali (quello di sinistra è ancora quello originale) completano l’arredo. Completamente rinnovata è invece la sede della Compagnia del Corpus Domini, decorata da interessanti vetrate donate da Chino Chini nel 1922.

Il patrimonio artistico della chiesa, malgrado le inevitabili perdite dovute al tempo ed agli eventi, appare ancora oggi rilevante, a cominciare dalla scultura lignea del SS. Crocifisso dei Miracoli: oltre a rivestire un indubbio significato religioso e devozionale, costituisce anche un’importante e rara opera d’arte, attribuita a un maestro fiorentino della fine del Trecento (un esemplare molto simile, forse della stessa mano, si trova nella chiesa fiorentina di S. Spirito), il quale riprende il drammatico e crudo realismo di Giovanni e Andrea Pisano.

Opera firmata e datata 1751 è la grande tela dell’altare di destra, donato da Silvestro Berti, il quale per onorare il santo di cui portava il nome commissiona al pittore Ignazio Hugford (Firenze, 1703-1778) la raffigurazione del Papa Silvestro che battezza l’imperatore Costantino.

Di notevole rilevanza è anche la raccolta di dipinti risalenti al XIX secolo,  a partire dalla grande tela che, collocata sopra l’altare maggiore, copre il SS. Crocifisso. Grazie ad un ingranaggio, il dipinto può essere fatto scendere in modo da  mostrare la sacra immagine. Opera del pittore Giuseppe Bezzuoli e datata 1837, rappresenta L’angelo consolatore, soggetto che ricorda il terremoto del 1835: la fine delle scosse telluriche e i pochi danni subiti furono attribuiti alla protezione del SS. Crocifisso.

Sulle pareti della chiesa campeggiano otto grandi quadri, raffiguranti episodi della Passione di Cristo, eseguiti nel 1846-1848 da Luigi Sabatelli che si avvalse anche della collaborazione dei figli.

Ultima opera ottocentesca è il Transito di San Giuseppe, tela realizzata nel 1881 dal pittore Ferdinando Folchi per l’altare di sinistra, eretto nel 1743 su committenza di Lorenzo e Antonio Lapi.

Il Novecento non è avaro di interventi nell’oratorio del Crocifisso: la parte più significativa è senza dubbio svolta dalla Manifattura Chini. Oltre alle già ricordate vetrate dell’oratorio della Compagnia, si devono alla manifattura il grande pannello in piastrelle raffigurante San Giovanni Battista (Galileo Chini, anni venti del Novecento) e le grandi vetrate, oggi purtroppo perdute. Inoltre, sotto il loggiato, si può ammirare una grande lunetta ceramica con gli stemmi dei comuni mugellani, opera tarda di Augusto Chini (1989).

Infine, nel Museo  “Beato Angelico” di Vicchio, ma proveniente dall’oratorio del Crocifisso, è custodito un busto di San Giovanni Battista,  maiolica dei primi del Cinquecento e assegnata ad Andrea della Robbia.