XIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Domenica 28 Giugno

Pieve:  alla Santa Messa delle 8.00 ricordiamo Renato Penni (Luco), Lory Lapi (Ronta), Mirella Lavacchini vedova Valli (Via Massarenti, 14), Lucia Panchetti vedova Panchetti (Via Belvedere, 4 – Sagginale).

Pulicciano: ore 16.00, pomeriggio dedicato alla scoperta di uno dei luoghi più significativi del territorio mugellano, tra cultura, musica e convivialità.

Il pomeriggio inizierà con la visita guidata della chiesa, a cura del professore Pier Tommaso Messeri grande appassionato della storia del Mugello, coadiuvato da Aldo Giovannini, che racconterà degli aneddoti e altre storie legate alla Chiesa. A seguire il “Semplicemente coro”, diretto da Marilisa Cantini con Sauro Pasi alla chitarra, eseguirà laudi e canti dedicati a Maria. 

A seguire tombola e merenda per tutti. Il ricavato sarà devoluto alla Chiesa 

Lunedì 29 Giugno

Figliano: inizia il Camposcuola per i Bambini e le Bambine di IV Primaria del Catechismo.

Pieve: ore 21.30, Concerto dell’Orchestra della Toscana. Direttore Julio Garcia Vico, tromba solista Donato de Sena. In programma: Felix Mendelsshon, Ouverture “Das Märchen von de Schöne Melusine”; J.K.J Neruda, “Concerto per tromba e orchestra” (trascrizione dal corno); Felix Mendelsshon, Sinfonia n° 4 op.90 “italiana”. Ingresso libero.

Venerdì 3 Luglio

Grezzano: ore 18.00, Santa Messa celebrata da Monsignor Gherardo Gambelli, Arcivescovo di Firenze, per ricordare i 60 anni di Sacerdozio di Don Romano Nencioli.

Sabato 4 Luglio

Olmi: ore 16.30, Joseph Schuster e Margherita Batacchi celebrano il Sacramento del Matrimonio.

Santuario: ore 17.00, Ostensione del Santissimo Crocifisso.

Domenica 5 Luglio

Santuario: al termine della Santa Messa delle 10.30, “Velatio” del Santissimo Crocifisso.

Pieve: ore 16.00, Gabriele Nardozza riceve il Battesimo.

Chiesa del Cappuccini: ore 16.00, Elia Parisi e Virginia Margheri celebrano il Sacramento del Matrimonio.

San Cresci: Brando Corti riceve il Battesimo.

CATECHESI DEL PAPA: I Documenti del Concilio Vaticano II.

II. Costituzione Sacrosanctum Concilium.

4. Il mistero eucaristico


Proseguiamo le catechesi sui documenti del Concilio Vaticano II, in particolare sulla Costituzione Sacrosanctum Concilium (SC) sulla Liturgia.

Quando Sant’Agostino vuole spiegare ai nuovi battezzati il mistero del Corpo di Cristo, riprende il passo di San Paolo che abbiamo ascoltato: «Voi siete corpo di Cristo e, ognuno secondo la propria parte, sue membra» (1Cor 12,27). E aggiunge: «È il vostro mistero che ricevete. A ciò che siete voi rispondete: Amen, e la vostra risposta è come la vostra firma. Vi si dice: “Il corpo di Cristo”, e voi rispondete: “Amen”. Siate dunque membra del corpo di Cristo, perché il vostro amen sia vero. […] Siate ciò che vedete, e ricevete ciò che siete» (Sermone 272PL 38, 1247).

Subito dopo aver rievocato l’Ultima Cena di Gesù, la Costituzione sulla Liturgia parla dell’Eucaristia con questi accenti agostiniani. Per i cristiani, prendere parte alla mensa del Signore significa infatti “essere formati dalla Parola di Dio, ristorarsi alla mensa del Corpo del Signore, rendere grazie a Dio” (cfr SC, 48). È ricevendolo nella sua Parola e nell’Eucaristia che diventiamo ciò che riceviamo. Diventiamo il Corpo di cui il Capo è il Cristo risorto, assiso alla destra del Padre (cfr Col 1,18), il quale ci prepara un posto nei cieli (cfr Gv 14,3): l’Eucaristia è così il sacramento del Regno che viene. È il Pane del cammino, che ci conduce verso la Patria celeste, fino al giorno beato in cui «Dio sarà tutto in tutti» (1 Cor 15,28).

L’assemblea liturgica offre il Sacrificio «non solo per le mani del sacerdote, ma anche unita a lui» (SC, 48). In questa prospettiva, l’Eucaristia è la forma del sacrificio spirituale dei cristiani (cfr Eb 13,16; Rm 12,1), in quanto via dell’unione con Dio e dell’unione reciproca. Partecipandovi, essi imparano «ad offrire sé stessi e, di giorno in giorno, a essere consumati, per mezzo di Cristo, nell’unità con Dio e tra di loro» (ibid.). Così, incorporandoci a Cristo, l’Eucaristia ci insegna ad adottare lo stile di vita del Signore Gesù stesso, contrassegnato dal dono gratuito di sé. Questo dono ci fa entrare, perciò, nella dinamica dell’unità, che offre un potente antidoto ai fermenti di divisione che minano il nostro mondo, le nostre comunità, le nostre famiglie, il nostro cuore (cfr SC, 47).

Carissimi, quando partecipiamo all’Eucaristia siamo invitati ad ascoltare la Parola di Dio e a nutrirci alla mensa del Signore, dove Lui stesso si offre al Padre. Queste due parti della Messa, la Liturgia della Parola e la Liturgia eucaristica, «sono così strettamente congiunte tra loro da formare un unico atto di culto» (SC, 56).

Per quanto riguarda la Parola, bisogna ricordare che non si tratta soltanto di acquisire un sapere intellettuale sulle Scritture, ma di ricevere la Parola «viva ed efficace» (Eb 4,12), rivolta da Dio a tutti e al tempo stesso a ciascuno, Parola che nutre e alimenta insieme al Pane eucaristico e ci fa passare dalla decadenza del peccato alla vita nuova in Cristo. «L’Eucaristia ci apre all’intelligenza della Sacra Scrittura, così come la Sacra Scrittura illumina e spiega a sua volta il Mistero eucaristico» (Benedetto XVI, Esort. ap. postsin. Verbum Domini, 55).

Il Concilio Ecumenico Vaticano II ha chiesto di aprire più largamente i tesori della Bibbia, perché venga offerta ai fedeli con maggiore abbondanza la mensa della Parola di Dio (cfr SC, 51). La riforma liturgica ha tradotto questa richiesta in quel tesoro che è il Lezionario, cioè il libro che raccoglie tutte le Letture bibliche per le celebrazioni liturgiche. Tale ampiezza è stata attinta alla fonte più pura della Tradizione vivente, che coniuga la fedeltà alla tradizione con l’apertura a un legittimo progresso (cfr SC, 23).

L’inizio del capitolo II della Costituzione sulla Liturgia è intessuto di riferimenti al grande fiume della Tradizione, che va dai Padri della Chiesa fino a noi. Lo cito: «Il nostro Salvatore nell’ultima cena, la notte in cui fu tradito, istituì il sacrificio eucaristico del suo corpo e del suo sangue, onde perpetuare nei secoli fino al suo ritorno il sacrificio della croce, e per affidare così alla sua diletta sposa, la Chiesa, il memoriale della sua morte e della sua resurrezione: sacramento di amore, segno di unità, vincolo di carità, convito pasquale, nel quale si riceve Cristo, l’anima viene ricolma di grazia e ci è dato il pegno della gloria futura» (SC, 47).

Cari fratelli e sorelle, attingiamo con fede a questa fonte di vita divina e lasciamoci trasformare dal mistero che celebriamo.

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