Lunedì IV Settimana del Tempo Ordinario
Ebrei 11,32-40 Salmo 30 Marco 5,1-20
“Che vuoi da me, Gesù, Figlio del Dio altissimo?”. Non si tratta di un’espressione di un santo ma di un demonio. Il demonio si rivolge a Gesù mostrando una conoscenza profonda del suo mistero. Mi fa pensare molto questa cosa: il conoscere Gesù, anche conformemente alla dottrina della Chiesa, non è sinonimo di santità. “Non chi dice “Signore, Signore” entrerà nel regno dei cieli ma colui che fa la volontà del Padre mio”. Ecco la garanzia della salvezza: non le labbra ma il cuore e la vita! A volte penso a quanti mi confessano la loro ignoranza nelle cose di Dio e avvertono un senso di inferiorità e di indegnità eppure sono delle persone meravigliose. Non abbiate paura: non è la conoscenza dettagliata della teologia che vi garantisce la salvezza ma quel sano timor di Dio che dà alla vita una chiara connotazione evangelica. Ciò non per sottovalutare il valore della conoscenza, che pure svolge un compito egregio, ma per riconoscere le giuste gerarchie nella valutazione della santità. Ce lo ricorda San Tommaso d’Aquino, autore di un monumentale trattato di teologia, che confidò al suo confessore di aver capito che i suoi libri erano “tota palea” (un mucchio di paglia) rispetto all’autentica conoscenza di Dio. Buona giornata. don Luciano.

