Mercoledì XXVI Settimana del Tempo Ordinario

Giobbe 9,1-12.14-16  Salmo 87  Luca 9,57-62

Di Dio si parla con troppa superficialità. Mi dispiace sentire discorsi di basso profilo su Dio, gente che pretende di avere la mente talmente illuminata da poter sentenziare sul senso delle cose e della realtà. Un po’ di pudore e di ritegno non farebbero male. Parlare di Dio richiede preghiera, profondità, pacatezza, riflessione, intimità, umiltà… proprio a partire da questi sentimenti si comprende come ogni discorso su Dio non può arrogarsi il diritto della definitività. Di Dio si può balbettare ed eventualmente si può riferire di Lui a partire dalla rivelazione che Gesù, il Figlio di Dio, ci ha dato. Coerenti con questi ragionamenti sono le parole che ci sono tramandate da parte di Giobbe: “In verità io so che è così: e come può un uomo aver ragione dinanzi a Dio? Se uno volesse disputare con lui, non sarebbe in grado di rispondere una volta su mille”. Spesso mi vengono alla mente le ultime parole di San Tommaso d’Aquino – forse il più grande teologo di tutti i tempi – poco prima di morire, invitato a dire ancora qualcosa di Dio dopo gli innumerevoli scritti diceva: “Sunt palea!”… “Sono paglia”… da bruciare, rispetto alla grandezza del mistero di Dio! Occorre più umiltà quando si pronuncia il nome di Dio… Troppo grande… e noi non comprendiamo! Buona giornata. don Luciano.