Mercoledì XXVIII Settimana del Tempo Ordinario

Romani 2,1-11  Salmo 61  Luca 11,42-46

“Tu che giudichi fai le medesime cose”. Non è insolito trovare persone che dopo aver stigmatizzato ferocemente determinati comportamenti siano state trovate implicate loro stesse nei medesimi comportamenti. Siamo tutti giudici implacabili con chi ci rimanda ai nostri lati peggiori. Nelle nostre accuse abbiamo lo schema perfetto per l’esame di coscienza. Accusare chi è fragile come noi ci serve per spostare l’attenzione. Se anche non facciamo esattamente la stessa cosa, ne facciamo una molto simile. Giudicare significa spostare l’opinione pubblica  su qualcuno che abbiamo stabilito come capro espiatorio per rimanere al sicuro.  Per noi giudicare è inevitabile! È una postura della nostra umanità che emerge fin dalla più tenera età. Quando si richiama un bambino per un litigio con qualche compagno, immancabilmente, ci si sente dire: “Ha cominciato prima lui!”. Nessuno prende la colpa. Il giudizio è un’arma di difesa spietata. La si usa per scagionarsi. Si vuole a tutti i costi convincere della nostra innocenza. Gettiamo via la maschera: siamo tutti sbagliati! Nessuno di noi può ergersi a giudice di nessuno! Solo a Dio spetta il giudizio. Noi siamo fratelli… l’unica cosa che possiamo fare è aiutarci ad uscire, pian piano, dalle nostre miserie. Ricordiamocelo: quando giudichiamo, l’altro siamo noi! Buona giornata. don Luciano.

P.S. Una preghiera per Roberto Penni (Viale della Resistenza, 26) giunto al compimento del suo cammino di vita.